Una scuola per Niky

Il progetto "una scuola per Niky" nasce da una lungimirante idea di Paola.
Dopo avere preso la decisione di costruire la barca, per lei, una questione rimaneva in sospeso.
Era si, molto contenta e sollevata, ma l'istruzione di Niky e soprattutto la sua integrazione in un normale gruppo di lavoro scolastico la preoccupavano non poco.
Essendo persona d'attacco e non di difesa, non aspettò di trovare una soluzione ad eventi accaduti.
Contattò direttamente il Ministero della Pubblica Istruzione.
Persona diretta, la domanda che fece lo fù altrettanto.
Ho un figlio che non potrà accedere alle normali strutture scolastiche, come intendete fargli frequentare la scuola dell'obbligo?
All'altro capo del telefono, iniziò un certo scompiglio e dopo una breve consultazione interna, il muro della burocrazia si erse.
Signora, deve fare....., parlare con....., telefonare a......, sa il dirigente pinco pallino, forse......, mandare un fax a......, una mail......, a che indirizzo????......, non so...., mi ritelefoni che mi informo........
Sa che forse non c'è un sistema per mandare a scuola a distanza un bambino di scuola elementare.
Via posta elettronica?......no signora forse in Francia.
Via radio?.....radio?....no non siamo mica in Australia.
Come facciamo ad integrare gli alunni isolati?
Isolati dice......
Ma lei è sicura che ci siano bambini isolati in Italia?
Le isole?
Ma, non so, le isole forse mandiamo degli isegnanti in loco.
D'inverno lei dice che con il mare grosso non si riesce.
Ma no signora cosa dice, la Sardegna e la Sicilia sono grandi.
Alicudi? Fillicudi? Tremiti? Marettimo? Stromboli?
Lampedusa??????Vicino all'Africa?
Signora ma è sicura che ci sono bambini d'inverno su queste isole.
Le piccole comunità montane?
No per queste sono sicura che passa lo scuolabus e porta gli alunni a scuola.
30 km. di curve d'inverno quando nevica?
No signora non ci sono comunità montane così lontane dalle scuole?
Un'alunno in un polmone d'acciaio? Camere sterili? Fobici? Fotosensibili? Allergici? In trazione? Quando fanno che cosa?
La Kemio?
Se abbiamo mai pensato alla vid....cosa?....?
Videoconferenza?
Non mi risulta signora.
Ma quale? Quella che usano nei processi di mafia per non spostare .......si mi pare di avere capito.
No signora noi non eroghiamo lezioni in videoconferenza, però verso le 4 o 5 del mattino sulla Rai vanno in onda delle lezioni.
Si forse ha ragione, sono un po prestino per un bambino, si è vero, sono anche totalmente passive.
Non so cosa dirle signora, ma adesso che mi ci fà pensare, ad un convegno ho sentito parlare un Professore di Lipari, se mi ricordo bene più o meno diceva qualcosa di simile.
Guardi, ho quì la lista di quelli che hanno parlato e l'unico di Lipari è il Proff. Enzo Donato.
Si, ho anche il recapito, magari può parlare con lui.
Si signora poi ci fa sapere.
In una parola burocrazia, quante volte ci siamo chiesti perchè dobbiamo pagare funzionari mediocri?
Perchè oltre a non capire cosa diciamo, ci trattano con estrema sufficienza?
Stavolta però la montagna, aveva partorito il topolino.
Per errore di sbaglio aveva messo insieme due Dochisciotte sotto l'occhio vigile del solito praticone Sancio Panza.
Combinazione pericolosissima.
Così, due persone lontanissime.
Donna Paola da Avigliana e Messer Enzo da Messina cominciarono a parlare, ne uscì un indirizzo ed una visione comune.
L'indirizzo si chiamava videoconfernza.
La visione comune era riconoscere a questo sistema, di essere il miglior mezzo a disposizione di un alunno per istruirsi, ma soprattutto per integrarsi, ovviamente dopo la presenza fisica in aula.
Ma andiamo avanti, stabilito il sistema, iniziarono a contattare il Ministero della Pubblica Istruzione, per coinvolgerlo nel progetto che si andava delineando.
Purtroppo erano tempi bui per la politica Italiana, il governo stava cadendo, quindi per avere un interlocutore stabile bisognava aspettare.
Il lavoro non ci mancava, anzi, davamo fondo a tutte le nostre energie per finire la barca.
E' venne anche il tempo in cui i media si cominciarono ad occupare di noi.
Tutto iniziò per "colpa" di mi madre.
Essendo un'appassionata lettrice, frequentava spesso la bibioteca del paese.
Fù in una di quelle occasioni che incontrò una ragazza che scriveva per un giornale locale.
La giornalista in erba aveva sentito che stavamo costruendo una barca, per cui voleva intervistarci.
Con quell'articoletto cominciò un'onda che tutto cambiò.
Ovviamente dopo la carta stampata arrivarono le tv.
Dapprima le locali, seguite da tutte le altre, a ruota le richieste di partecipazione a trasmissioni importanti a Roma.
Le fondamentali furono due.
Verissimo ed il Maurizio Costanzo Show.
Fù così che la nostra storia divenne di pubblico dominio.
Finalmente il nuovo governo entrò in carica e nominò i vari funzionari.
Dobbiamo dire che successe un miracolo, perchè quando Paola telefonò per l'ennesima volta al ministero, gli passarono il nuovo Direttore Generale per l'Innovazione Tecnologica del MIUR, un Ingeniere informatico.
L'ing. Alessandro Musumeci era per noi la persona giusta al posto giusto.
Persona seria, diretta e veloce, non solo capì che l'idea che proponeva Paola era geniale, ma la fece immediatamente sua e cercò di applicarla anche in comunità montane ed ospedali.
Il suo appoggio fù determinante.
Cominciammo a parlare con sponsor potenziali, quali la Telecom e Aethra che folgorati sulla via di Damasco ci diedero immediatamente il loro appogio.
Musumeci iniziò anche l'iter burocratico di riconoscimento dei risultati di questo progetto.
In breve chiese ed ottenne dopo un anno di lavoro la pagella per Niky, senza esami fatti da commissioni esterne.
Intanto per noi era ora di lasciare casa, caricati libri e bagagli sul nostro fido destriero furgone Iveco, seguimmo il trasporto eccezionale che aveva prelevato il Walkirye dal nostro orto.
Non era difficile, bastava seguire un carrello con una barca di 26 metri sopra che faceva strani giri nella pianura padana, per arrivare a Cremona evitando i ponti.
Varata la barca, arrivò da Roma un bel furgone della Telecom con a bordo una parabola high-tech.
Era un Fleet 77 della Skanti che una volta installato ci avrebbe permesso di tenere la barca collegata alla rete telefonica mediante il servizio Imarsat.
Inoltre dalla ditta Aethra era arrivato un Vega Pro, una sorta di videotelefono che andava collegato ad un normalissimo schermo televisivo.
Di seguito la lista della spesa partorita da un tavolo di tecnici a Roma.
Per inserire Niky in una classe serviva:
Una televisione, una macchina di videoconferenza dotata di microfono e telecamera, una linea telefonica.
Per le prime due voci non c'erano problemi, invece la spina del telefono proprio non si sapeva dove inserirla in quanto dato che la barca si sposta ne servirebbe una veramente lunga.
Battutacce a parte il vero problema era la linea telefonica.
Quì entrò in campo Telecom che finanziò la parabola e soprattutto la bolletta del traffico satellitare.
Eravamo a cavallo, quello che io pensavo fosse finanziariamente inrealizzabile la nana lo fece.
Vero che tecnicamente se ne occuparono altri, ma l'anima del progetto restava lei.
Appena qualcuno rallentava, Paola lo azzannava alle caviglie e quindi tutta la realizzazione del progetto restò attiva, anche se a morsi.
Partì così il progetto "Una scuola per Niky".
Il suo scopo era: oltre che fornire un mezzo per tenere Niky a scuola, dimostrare che anche nel caso più estremo, andare a scuola si può e si deve.
Come dicevo prima, in collaborazione con l'Ing. Musumeci e il Ministro Moratti riuscimmo ad ottenere il riconoscimento del Ministero nei confronti del nostro progetto.
Oggi, grazie alla caparbietà di Paola tutti i bambini con seri e documentati problemi di salute, appellandosi al caso Niky potrebbero utilizzare lo stesso sistema.
Dico potrebbero perchè in effetti senza l'impegno serio della famiglia ad oggi lo stato non è in grado di garantire questo tipo di istruzione.
Finisco con un'appello.
Tutte le famiglie che avessero bisogno di saperne di più sull'utilizzo di questo sistema possono contattarci.
Ci mettiamo a disposizione di tutti.
Vi chiediamo solo di capire che per utilizzare questo sistema deve esserci un'accordo tra scuola e famiglia, che l'impegno di entrambi deve essere notevole e che il tutto va finalizzato alle esigenze dell'alunno.
Non interpellateci se mirate alla spettacolarizzazione del dramma famigliare.
Ci siamo già passati e sinceramente non ci interessa.

Grazie a tutti Famiglia Frascisco Giacotto